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RECESSO NELLE SOCIETÀ DI CAPITALI CONTRATTE PER UNA DURATA ECCEDENTE QUELLA DELLA NORMALE VITA UMANA (Trib. Torino, 5 maggio 2017)

Il Tribunale di Torino, con sentenza 5 maggio 2017, affronta una serie di questioni relative al recesso del socio di società a responsabilità limitata.

In primo luogo, il Tribunale affronta la questione dell’assimilabilità della società contratta per una durata eccedente quella della normale vita umana (nel caso di specie, società costituita nel 1998 con termine al 2100) all’ipotesi della società contratta a tempo indeterminato, per la quale l’art. 2473, comma 2, c.c., riconosce a ciascun socio il diritto di recesso ad nutum, con preavviso di centottanta giorni o del maggior termine previsto dall’atto costitutivo comunque non superiore all’anno. Questione che viene risolta aderendo all’orientamento, espresso anche dalla Suprema Corte (Cass. sez. I, 23 aprile 2013, n. 9662 - rinvenibile in CNN Notizie del 24 aprile 2013, con commento di Ruotolo – Paolini, Durata della società e recesso legale, cui si rinvia per approfondimenti), secondo cui le società costituite per un termine particolarmente lungo – tale per cui sia superato l’orizzonte temporale ragionevolmente ricollegabile al raggiungimento dello scopo della società – sono assimilabili alle s.r.l. a tempo indeterminato ai fini dell’applicazione dell’art. 2473, comma 2, c.c..

Tale orientamento, prevalente in giurisprudenza (v. Trib. Roma, 22 ottobre 2015 che ha riconosciuto il diritto di recesso da una s.r.l. avente scadenza il 31 dicembre 2050 ad una socia nata nel 1965), non può dirsi comunque incontestato.
Ad esempio, nella Massima n. 2 del luglio 2016 della Commissione Società del Consiglio Notarile di Roma, si afferma come “la previsione di una durata della società di capitali eccedente l’aspettativa di vita di un socio persona fisica non legittima l’esercizio libero del recesso, come consentito nel caso di società contratta a tempo indeterminato. L’alternativa posta dal legislatore è tra termine fisso e assenza di termine e solo la seconda opzione consente il recesso ad nutum del socio”.

Sulla diversa, ma per certi versi connessa, questione dell’applicabilità o meno alle società di capitali della previsione dell’art. 2285, comma 1, c.c., nella parte in cui riconosce ai soci delle società di persone il recesso ad nutum quando la società è contratta per tutta la vita di uno dei soci, v., in senso negativo, Trib. Milano, sentenza 17 ottobre 2016.

Ulteriore tema esaminato dal Tribunale di Torino è quello del dies a quo per il decorso del termine di 180 giorni: trattandosi di atto unilaterale recettizio, il termine decorre dalla data in cui la lettera raccomandata con ricevuta di ritorno perviene all’indirizzo del destinatario ovvero è stato rilasciato all’indirizzo del destinatario l’avviso di giacenza del plico.

Il Tribunale esclude, infine, che possa esser accolta la domanda di parte attrice volta a far sì che il Tribunale ordini al Registro delle Imprese l’iscrizione del recesso del socio nel fascicolo d’impresa e/o visura camerale relativi alla società, in quanto il Registro delle Imprese, sulla base della dichiarazione dell’avvenuto recesso contenuta nel dispositivo della sentenza, già vi è tenuto per legge; ove questi dovesse rifiutare di adempiervi, è al giudice del Registro che l’interessato dovrà rivolgersi.


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